
Tornata da tre giorni di mare ligure presso l’amena località di Varigotti con madre e sorella al seguito.
Abbronzata?
Direi più ustionata.
Rilassata?
Proprio un cazzo!
E dire che io mai come al mare riesco a raggiungere gli apici della pigrizia e dell’inattività.
Devo avere dei parenti preistorici affini alle lucertole, perché ho una capacità di stare al sole ferma immobile che solo un rettile potrebbe eguagliare.
Mi spataro lì e nove volte su dieci mi abbiocco.
Poi torno a casa, mangio, e mi prende la piomba post-digestione, allungata dal rintronamento causato dalle otto ore di sole di cui vi parlavo.
In pratica al mare dormo solo.
In più sono sempre stata una sostenitrice della Liguria e di tutti i luoghi comuni annessi.
Un po’ perché ho avuto la fortuna di avere un enorme groppone di amici del mare, e le tre settimane di vacanze a Cervo non si sono mai toccate fino ai 18 anni.
Un po’ perché il mare in Liguria è sempre stato sinonimo di assoluta libertà e di prime esperienze per chi come me è cresciuto nella periferia di Torino, sempre sotto stretta vigilanza di genitori o baby sitter: bagni di otto ore perché tanto si tocca fino al largo, prime uscite da soli, prime ciucche, primi baci, primi fidanzati, prime scopate.
Insomma, ci torno sempre volentieri, con tanto di leggera malinconia quando riparto in treno.
Ma questa volta NO.
Questa volta proprio non me la sono goduta.
Il motivo è uno solo.
Che sono un’irrimediabile imbecille.
Perché il piacere e il dovere sono due campi da tenere decisamente separati.
E andare al mare, col proposito di studiare Storia del diritto italiano ed europeo non è proprio un’ idea da premio nobel.
Quando cercavo di rilassarmi pensavo (da brava ansiosa) a quanto avevo ancora da fare, e quando aprivo il libro, per una serie di sfortunati eventi, non riuscivo ad andare avanti oltre la quinta riga.
In questi casi non si può neanche parlare di congiura contro la medesima perché non aprisse libro, perché davvero me la sono cercata.
Betta e l’approccio allo studio
Primo tentativo: il treno.
Tre ore di treno.
Che si può fare?
Lettore mp3 nelle orecchie e libro aperto con tutti i migliori propositi del mondo.
Già non fosse che nel corso delle tre ore si sono interscambiati il posto vicino a me
1. la madamin piemontese che andava a Mondovì a trovare suo figlio e sua nuora, e all’inizio mi ha fatto toc toc sulla spalla –Scusi,né, mi aprirebbe mica un po’ il finestrino perché qui fa un po’ caldo?- e poi mi rifà toc toc sulla spalle –Scusi,né mi aiuta a tirare giù la valigia che prendo un golfino che ora hanno attaccato l’aria condizionata. Ma si può?a metà viaggio l’attaccano!- e poi mi prende proprio il filo dell’auricolare perché fingevo di non sentirla – Scusi ancora, né, ma mi può dire dove siamo?-
- Guardi che culo signora, siamo proprio a Mondovì!deve scendere, e tante belle cose al figlio e alla nuora-
2. Il tamarro di Savigliano che baccaglia. Ma qui la tecnica infallibile per dirottare l’approccio scatta quando mi chiede innocentemente –Che musica ascolti?- aspettandosi il nome di qualche diggei di musica austeccaustribalaus, e io sciorino qualche decina di gruppi dai nomi alle sue orecchie ostili e concludo con un innocente –Poi il resto non saprei, sai, me le ha messe sul lettore il mio ragazzo-
3. il vecchietto che ha voglia di parlare. Decisamente il più pericoloso, perché normalmente i vecchietti che hanno voglia di parlare sul treno mi stanno pure simpatici, soprattutto quelli che tirano fuori dal portafoglio le foto delle mogli o degli amori passati e ti raccontano come le hanno conosciute e conquistate.
E questo era uno di quelli, per cui ho chiuso il libro e mi sono fatta raccontare della sua prima fidanzata Anita, che però lo aveva mollato per un ingegnare ed era andata a vivere in Australia, e della sua attuale moglie Luisella, che aveva conosciuto a Milano ballando il liscio.
Betta e l’approccio allo studio
Secondo tentativo
La spiaggia
Primo problema: Qui la grande difficoltà è trovare la posizione giusta, soprattutto quando devi sfruttare i due giorni di mare per avere un’abbronzatura pseudo uniforme.
La vincitrice era stare girata di schiena con occhialazzi da sole.
Risultato?
Pancia bianca e ustione di sesto grado sulle spalle.
Secondo problema: le interruzioni: tra venditori ambulanti di collanine, cavigliere, borse tarocche, asciugamani, parei, libri sull’Angola (No guarda davvero, proprio non riuscirei a leggere un libro sull’Angola, dopo aver letto un libro su Burgundi), ha avuto la meglio una simpatica signora cinese che ha pronunciato le parole magiche.
-Signola massaggio?-
Massaggio???
Sìììììììììì.
Un quarto d’ora di pura goduria.
Un quarto d’ora di Paradiso.
Un quarto d’ora in cui non ho smesso di pensare –La vita è bella, Dio esiste-
Terzo problema: i bambini.
No davvero, ho sviluppato un odio incondizionato per i bambini. Teneteli a casa. O non fatene, meglio ancora.
E passi Giangiacomo che ti corre vicino e ti butta la terra negli occhi
E passi Pierfrancesco che passa e ti rovescia il secchiello pieno sui piedi
Ma Maria Carla che gioca a bocce sotto il tuo naso e te ne tira una sulla schiena, NO!
Betta e l’approccio allo studio
Terzo (e ultimo) tentativo
A casa.
Anche qui una serie di difficoltà.
Problema numero uno: I gabbiani. Normalmente fanno atmosfera i versetti e gli stridii di questi simpatici Jonathan Livingstone, ma stavolta a dirla tutta no. I continui sparnazzamenti accanto alla finestra (e alle mie orecchie) mi hanno quasi spinto a imbracciare la carabina e fare una strage omicida per gioia della Lipu.
Problema numero due: La gente. La gente in generale che passava sotto il balcone la sera.
Cazzo vi urlate??
Mi sembrava di avere la piazza in tinello.
Io da brava torinese di periferia, sono abituata a studiare concentrata con il rumore del traffico alle spalle, gli stridii dei freni, le sirene dei vigili dei fuoco, al massimo le canzoni del circo o i Daft Punk che suonano al Traffic, ma non alle urla della gente!
Ed eccomi qua.
Senza sapere una fava di nulla, con una bella ustione sulle spalle, e un esame che mi attende lunedì.
Massì, un esame kamikaze l’hanno passato tutti.
Ce la farò anch’io, no?
ZAZAZAN!!
Mandata!

9 commenti:
che dire...stupendo!!grande betty!!!
ah dimenticavo...sono impy!!
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