venerdì 16 maggio 2008

Betta vs Depry 1-0.


Va bhè.
Qui ormai bisogna rassegnarsi alla mia cadenza fissa di post che va di tre mesi in tre mesi.
Non mi pongo buoni propositi di scrivere di più, perché è congenito con me il non rispettarli (deducibile dal fatto che il mio peso è sempre lo stesso, se non in leggero ma costante aumento, dall’età di 18 anni, ovvero da quando il mio primo buon proposito per l’anno nuovo cominciò a essere quello di perdere 5 chili).
Comunque sia, sono tornata in patria.
L’amata penisola.
Pizza, pasta e mandolino. Uèè.
Sono tornata senza dire a nessuno di aver anticipato di due settimane il rientro per fare la brillante, sghignazzando tra me e me per tutte le 24 ore precendenti alla partenza per lo scherzone che avrai fatto a tutti e maledicendomi le successive 24 per le mie stracazzo di idee, avendo passato il volo Sydney – Bangkok a piangere come un’anima in pena e scatenando il panico di tutte le hostess, e il successivo Bangkok – Milano a guardare film romantici (e di conseguenza piangendo, ma sommessamente, per non svegliare il mio vicino di viaggio coreano, che tra l’altro è stato soprannominato Iodoo San, per la costante attenzione alla sua igiene dentale: sarà andato in bagno 8 volte per lavarsi i denti durante le dieci ore di viaggio.).
In pratica non ho dormito, come dire, una sega per tutte le 20 ore di viaggio. E sono arrivata a Milano col freddo e col gelo e con solo una misera giacchetta di pelle, ma in compenso con circa 40 chili di valigie sulla groppa.
Evvai.
Poi mi sono sparata le ultime due ore di treno fino a Torino, per raggiungere gloriosamente le trenta ora di viaggio per una misera trasferta Torino-Sydney.
Comunque sia, dopo i primi due giorni di bisboccie, feste e sorprese e vino e taralli….è arrivata….Lei.
La mia cara amica Depressione.
Mi vedeva tanto triste per il rientro ed è venuta a farmi visita….La Depre!
Nei giorni successivi ho raggiunto livelli di antipatia e insofferenza ineguagliabili.
Mi sono ritrovata di colpo senza,nell’ordine: lavoro, estate, caldo, spiaggia, fidanzato e di conseguenza vita sessuale.
Ho passato la prima settimana di ri-vita torinese dedicandomi alle attività più inutili: riguardavo le foto anche se le conoscevo già a memoria, rileggevo i messaggi e le email mandate mentre ero a Sydney, cucinavo quintalate di torte salate e non, e ovviamente versavo altrettante quintalate di lacrime e mi interrogavo sul triste destino della mia vita.
A quel punto, avendo amici caritatevoli e magnanimi, nel momento più buio in cui ho iniziato a rifiutare gli inviti a uscire la sera perché dovevo mettermi l’olio di lino sui capelli e stare connessa a msn nella speranza di beccare un Brasileiro o una conoscenza australiana, sono intervenuti i suddetti dandomi due sonori schiaffi morali e costringendomi ad una qualsiasi reazione, possibilmente positiva.
Quindi, essendo periodo di esami, che ho ben pensato di fare? Di preparare un esame in 5 giorni, di tentarlo, di sfoderare le mie infinita capacità dialettiche (nonché la mia spudorata faccia da culo) e di passarlo con un più che dignitoso 25 ( trattandosi di diritto penale, lo accettai di buon grado e lo portai a casa)
Dopo questa ben misera soddisfazione, ho deciso di affrontare Depry con le sue stesse armi: ovvero col gioco sporco. Son partita col prendermi, piccole, minuscole rivincite e soddisfazioni quotidiane, senza che Depry se ne accorgesse: ho trovato un lavoretto, per rimediare agli sperperi australiani, ho ricominciato a darmi all’alcolismo e al drunk driving, a rigordermi i miei amici e la mia mamma. A leggere centinaia di libri in italiano.
E così,piano piano, si smette di piangere, di riguardare malinconicamente le foto, di mandare email struggenti all’ ormai ex fidanzato Brasileiro.E Depry ha capito che con me non attaccava in più e si scelse un’altra vittima.
Posso dire che ora, alla dignitosa distanza di tre mesi dal mio ritorno, abbia davvero capito quanto quest’esperienza mi abbia dato.
Solo quando si è lontani ci si rende conto di tutto quello che si possiede.
Ho capito quanto siano importanti le mie amiche femmine, perché non c’è cosa più rara di una sincera amicizia femminile, e quelle che ho me le terrò strette per sempre.
QHo capito quanto la mia famiglia, per quanto un po' disastrata, mi sia vicino. Mi sono schiarita le idee sul mio futuro: forse so qual è la mia strada. Ora devo solo capire come arrivarci, ma il grosso è fatto.
Il succo di questo post, cominciato con un periodo sterminato (e tipicamente all’italiana) seminato di cagate e concluso con un pensiero quasi profondo, è che, ragazzi, bisogna viaggiare.
Tutti noi italiani, mettiamoci una mano sul cuore e l’altra su un testicolo in segno scaramantico (per chi li possiede) e partiamo.
Basta paure, legami, mamme col cuore spezzato, padri disapprovanti, università che se no si dilungano troppo, lavori che se no non si trovano. Bisogna partire e viaggiare. E non si parla di vacanze (come dice il Deid), ma di viaggi: il villaggio a Marsa Halam non conta, cari miei.
Bisogna imparare le lingue, per non rimanere confinati nel nostro provincialismo. Bisogna iniziare a parlare con persone che non si conoscono, ma sembrano interessanti. Bisogna andare a vivere da soli.
Io ho così capito che il mio cuore e miei affetti rimarranno sempre qui, in Italia. Ma la mia vita non sarà qui.
Viviamo per pochissimo tempo, e bisogna farlo in posti in cui c’è una probabilità più alta di trovare la felicità, possibilmente in un lasso di tempo non troppo lungo.

That’s my next pourpose.

Betta ha parlato.
Andate in pace.