Il blog della Betta

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venerdì 16 maggio 2008

Betta vs Depry 1-0.


Va bhè.
Qui ormai bisogna rassegnarsi alla mia cadenza fissa di post che va di tre mesi in tre mesi.
Non mi pongo buoni propositi di scrivere di più, perché è congenito con me il non rispettarli (deducibile dal fatto che il mio peso è sempre lo stesso, se non in leggero ma costante aumento, dall’età di 18 anni, ovvero da quando il mio primo buon proposito per l’anno nuovo cominciò a essere quello di perdere 5 chili).
Comunque sia, sono tornata in patria.
L’amata penisola.
Pizza, pasta e mandolino. Uèè.
Sono tornata senza dire a nessuno di aver anticipato di due settimane il rientro per fare la brillante, sghignazzando tra me e me per tutte le 24 ore precendenti alla partenza per lo scherzone che avrai fatto a tutti e maledicendomi le successive 24 per le mie stracazzo di idee, avendo passato il volo Sydney – Bangkok a piangere come un’anima in pena e scatenando il panico di tutte le hostess, e il successivo Bangkok – Milano a guardare film romantici (e di conseguenza piangendo, ma sommessamente, per non svegliare il mio vicino di viaggio coreano, che tra l’altro è stato soprannominato Iodoo San, per la costante attenzione alla sua igiene dentale: sarà andato in bagno 8 volte per lavarsi i denti durante le dieci ore di viaggio.).
In pratica non ho dormito, come dire, una sega per tutte le 20 ore di viaggio. E sono arrivata a Milano col freddo e col gelo e con solo una misera giacchetta di pelle, ma in compenso con circa 40 chili di valigie sulla groppa.
Evvai.
Poi mi sono sparata le ultime due ore di treno fino a Torino, per raggiungere gloriosamente le trenta ora di viaggio per una misera trasferta Torino-Sydney.
Comunque sia, dopo i primi due giorni di bisboccie, feste e sorprese e vino e taralli….è arrivata….Lei.
La mia cara amica Depressione.
Mi vedeva tanto triste per il rientro ed è venuta a farmi visita….La Depre!
Nei giorni successivi ho raggiunto livelli di antipatia e insofferenza ineguagliabili.
Mi sono ritrovata di colpo senza,nell’ordine: lavoro, estate, caldo, spiaggia, fidanzato e di conseguenza vita sessuale.
Ho passato la prima settimana di ri-vita torinese dedicandomi alle attività più inutili: riguardavo le foto anche se le conoscevo già a memoria, rileggevo i messaggi e le email mandate mentre ero a Sydney, cucinavo quintalate di torte salate e non, e ovviamente versavo altrettante quintalate di lacrime e mi interrogavo sul triste destino della mia vita.
A quel punto, avendo amici caritatevoli e magnanimi, nel momento più buio in cui ho iniziato a rifiutare gli inviti a uscire la sera perché dovevo mettermi l’olio di lino sui capelli e stare connessa a msn nella speranza di beccare un Brasileiro o una conoscenza australiana, sono intervenuti i suddetti dandomi due sonori schiaffi morali e costringendomi ad una qualsiasi reazione, possibilmente positiva.
Quindi, essendo periodo di esami, che ho ben pensato di fare? Di preparare un esame in 5 giorni, di tentarlo, di sfoderare le mie infinita capacità dialettiche (nonché la mia spudorata faccia da culo) e di passarlo con un più che dignitoso 25 ( trattandosi di diritto penale, lo accettai di buon grado e lo portai a casa)
Dopo questa ben misera soddisfazione, ho deciso di affrontare Depry con le sue stesse armi: ovvero col gioco sporco. Son partita col prendermi, piccole, minuscole rivincite e soddisfazioni quotidiane, senza che Depry se ne accorgesse: ho trovato un lavoretto, per rimediare agli sperperi australiani, ho ricominciato a darmi all’alcolismo e al drunk driving, a rigordermi i miei amici e la mia mamma. A leggere centinaia di libri in italiano.
E così,piano piano, si smette di piangere, di riguardare malinconicamente le foto, di mandare email struggenti all’ ormai ex fidanzato Brasileiro.E Depry ha capito che con me non attaccava in più e si scelse un’altra vittima.
Posso dire che ora, alla dignitosa distanza di tre mesi dal mio ritorno, abbia davvero capito quanto quest’esperienza mi abbia dato.
Solo quando si è lontani ci si rende conto di tutto quello che si possiede.
Ho capito quanto siano importanti le mie amiche femmine, perché non c’è cosa più rara di una sincera amicizia femminile, e quelle che ho me le terrò strette per sempre.
QHo capito quanto la mia famiglia, per quanto un po' disastrata, mi sia vicino. Mi sono schiarita le idee sul mio futuro: forse so qual è la mia strada. Ora devo solo capire come arrivarci, ma il grosso è fatto.
Il succo di questo post, cominciato con un periodo sterminato (e tipicamente all’italiana) seminato di cagate e concluso con un pensiero quasi profondo, è che, ragazzi, bisogna viaggiare.
Tutti noi italiani, mettiamoci una mano sul cuore e l’altra su un testicolo in segno scaramantico (per chi li possiede) e partiamo.
Basta paure, legami, mamme col cuore spezzato, padri disapprovanti, università che se no si dilungano troppo, lavori che se no non si trovano. Bisogna partire e viaggiare. E non si parla di vacanze (come dice il Deid), ma di viaggi: il villaggio a Marsa Halam non conta, cari miei.
Bisogna imparare le lingue, per non rimanere confinati nel nostro provincialismo. Bisogna iniziare a parlare con persone che non si conoscono, ma sembrano interessanti. Bisogna andare a vivere da soli.
Io ho così capito che il mio cuore e miei affetti rimarranno sempre qui, in Italia. Ma la mia vita non sarà qui.
Viviamo per pochissimo tempo, e bisogna farlo in posti in cui c’è una probabilità più alta di trovare la felicità, possibilmente in un lasso di tempo non troppo lungo.

That’s my next pourpose.

Betta ha parlato.
Andate in pace.

martedì 1 gennaio 2008

Betta e' tornata (viva e vegeta)

mmm....14 ottobre.
oggi e' il 2 gennaio.
ops.
si, due mesi senza dare segni di vita sono un po' eccessivi.
ma non e' colpa mia...lo juro!
e' che sono stata vittima di un forte trauma.
un'evento che ha scombussolato l mia sfera emotiva e mia ha portata alla pigrizia intellettuale piu' totale.
....Sono passata dalla condizione di zitellaggio perenne alla convivenza con un brasiliano altobbiondoekongliokkiazzurriminkia oh.
capirete lo sconvolgimento emotivo che puo' comportare un avvenimento del genere.
il problema e' che ora ci sono centinaia di migliaia di cose da raccontare e non ho la minima idea del punto da cui iniziare.
innanzittutto...si, a ques'ora in teoria dovrei gia' essere in italia da una decina di giorni.
In realta' sono a Surfer's paradise con fidanzato al seguito e altre due coppie di amici.
si, Surfer's paradise, non e' esattamente sulla costa adriatica, ma sulla east coast australiana.
L'Ammmore mi ha portato a spostare il volo al 22 febbraio.
E a sputtanarmi con l'universita'
yuuppidooba.

Che dire di questi due mesi?
Due mesi altamente, profondamente formativi.
innanzittutto dal punto di vista pratico: so farmi le lavatrici da sola (anche se per le prime due settimana non mi ero posta il problema di mettere il detersivo nella macchina. Fortunamente il mio ragazzo e' un buon osservatore e sono riusciata a rimediera all'errore), cucino a meraviglia (la celebre arte di arrangiarsi), il mio senso dell'orientamento si e' ulteriormente sviluppato, ho imparato un mestiere (che sara' anche l'umile mestiere della cameriera...ma voi sapete qual e' il bicchiere del vino bianco e quello del vino rosso??eh?e sapete apparecchiare properly un tavolo per una cena formale??).

E in piu' conosco profondamente una nuova cultura.
quella australiana?
troppo facile.

quella brasiliana.
vivo con 5 brasiliani, Il fidanzato Brasileiro si chiama cosi' non a caso e vivo a Bondi Beach a pochi km da Sydney, ben nota per essere una colonia brasiliana.
Fossi andata a San Paolo invece che a Sydney forse il risultato sarebbe stato lo stesso!
Ebbene si'.
Ho mangiato la fajoada...tipico piatto brasiliano. Solo il nome suggerisce che non si tratta di qualcosa di leggero come un'insalatina di rucola (sbobbone a base di fagioli rossi, parti meno buone del maiale accompagnato con riso). ne mangi un cucchiaio e ti resta sullo stomaco a farti compagnia fino alla settimana successiva.
Mastico un po' di portoghese: per ora so dire
oi=ciao
todo bom?=tutto bene
ta= va bene
entendeu= capito?
pipino= cetriolo (grasse risate)
cabelli= capelli (questo e' facile)
esto cansada= sono stanca
bixa= gay

bhe'
direi che sono pronta per una full immersion in Brasile

(prossimo viaggio;)

Cheers
Betta

domenica 14 ottobre 2007

Assastamento in quel di Sydney

E rieccomi.
due settimane allucinanti, in cui ho sempre avuto troppo da fare.
e vi ricordate quando vi ho detto di non risentire del jet lag?
ecco non era vero.
Mi ha preso con effetto ritardato. Sono stata rincoglionita per due settimane come se mi fossi tracannata una decina di tisane alla camomilla e valeriana.
per due settimane mi addormentavo ovunque.
per tre volte sono arrivata al capolinea del pullman che devo prendere per andare a casa.
per due settimane ho perso l'appetito e sto mangiando solo sushi e gelato. strane voglie. saro' incinta.
per cui il periodo di assestamento non e' stato proprio easy.

ecco apro una parentesi: sto iniziando a pensare in inglese, perche' lo parlo sempre, anche con i pochi sfigati italiani che incontro, per cui se ogni tanto ficco qualche parola in english non e' per fare la figa, ma e' perche' sto scrivendo a muzzo nel solito internet point coreano (esilarante perche' la configurazione di blogspot al momento e' in giapponese. per cui chissa' che cazzo postero'!)

In tutto questo sto vivendo con una hosting family in un paesino a 40 minuti da sydney.
la tipica australian family con cui posso approfondire la conoscenza di questo giovane paese?
ecco. come dire. no.
si chiamano Moschiella e sono originari di Messina. Tra loro parlano l' inglaliano. anzi. meglio il sicilish.
Mi sembra di essere catapultata nel film Il mio grasso grosso matrimonio greco revisitato all'italiana. ricoprono tutti i paradossi dell'italiano medio.
innanzitutto sono grassi. tutti.
girovita ciclopici.
Il figlio Richie di anni 23 sembra la fotocopia del figlio dei Griffin.
poi le donne di case, Clelia e Joan cucinano sempre.
ma non sempre cosi' per dire.
in continuazione.
cucinano per chiunque, in quantita' enormi.
Se non prendi il bis si offendono.
Ieri sono arrivata alle 11 di sera e Joan era ai fornelli.
-Joan, what are you cookin??-chiedo
- the meat balls per tomorrow!-
Le polpette di mezzanotte. fantastico.
e poi urlano come pescivendoli.
-Onofrio!!!!!You have to go to buy some beer. Ma non ora. Immediatly!Enrichetta and your brother are coming after dinner!Che ci diamo da bere??!the water??-
grasse risate.

Per il resto inizio a vivere con i ritmi di questa grande metropoli e sto acquistando un vago senso dell'orientamento, anche se giro perennemente con una enorme cartina di Sydney e suburbs da sfigata giapu.

Vantaggi di Sydney:
- E' pulitissima. I barboni dormono per terra senza giornali perche' con si sporcherebbero di piu'.
e te credo che e' pulitissima, se butti distrattamente una sigaretta per terra e ti vede un poliziotto ti becchi 300 dollari di multa!
- il Sushi. Sushi ovunque. Pesce fresco delizioso venduto in negozietti in frighi come se fosse gelato. io ho sviluppato una dipendenza nei confronti dei sushi roll. delle palle di riso avvolte in un alga con dentro salmone, tonno, gamberi...qualsiasi cosa ti voglia. al modico prezzo di due dollari, un dollaro dopo le sei.
- Take it easy , No problem mate e no worries. le tre parole d'ordine di qui. tutti sono tranquilli, disponibili e sorridenti. se hai un problema non si sa come ma si risolve in pochi minuti.
- La facilita' di conoscere gente nuova. incredibile. un sacco di backpackers che stanno qui un mesetto e poi se ne vanno in giro per la costa. fantastico

Svataggi di Sydney.
- Le ristrittezze alcoliche. qui vige un poibizionismo anni trenta. non si puo' bere per strada. devi nascondere la bottiglia in un foglio di giornale se no vieni multato. alcol col contagoccie nei cocktail. ho bevuto un sacco di redbull e limonata senza vodka finora.il mio fegato fa i salti di gioia.
- il prezzo delle sigarette. allucinante. oltre a essere alto cambia a secondo dei negozi. io che sono notariamente fessa il primo pacchetto di pallmall da venti l'ho pagato 12 dollari. circa 8 euro. scoprendo poi che andando in un supermercato avrei speso 4 dollari in meno.molto bene.
- i trasporti che si interrompono categoricamente alla mezza. per cui se uno abita fuori (come me)e vuole uscire e', come dire, fottuto. io ho brillantemente risolto il problema cominciando a dormire sui divani di tutta sydney.

Saluti e baci a tutti.
Ho molta fame e devo andare a vedere un plasibile appartamento da condividere.

vado a mangiarmi un sushi roll.

ah, e domani chi va a Bondi beach ???

ghghgh

Molto stronza io.

venerdì 5 ottobre 2007

Betta si confronta con la cultura australiana. L'arrivo.

e eccomi di nuovo qui, ad aggiornarvi sui miei primi movimenti a Sydney!Gaio e giubilio!uhuuuuuu!
vi scrivo da un internet cafe coreano che ha il pregio di costare solo un dollaro l'ora, ma in compenso i computer sono antidiluviani, pure Matusalemme rimarreme sconvolto da tanta sfiga, e soprattutto NON HANNO NESSUN FOTTUTISSIMO ACCENTO.
fastidio dei fastidi. bhe' daltronde qui l'acqua nel cesso gira in senso antiorario, guidano a sinistra e quando da noi e' estate qui e' inverno....cazzo mi aspettavo??

Prima notizia da darvi che e' io non sembro soffrire di disturbi post viaggio agli antipodi e sballo del fuso.si riconferma la teoria del mio essere una donna bionica.
dopo non aver dormito per 24 h, mi sono fatta 7 ore di sonno scarse appena arrivata e morta li.

Il viaggio in compenso e' stato stremante e non lo consiglierei neppure al mio peggior nemico: dieci ore di volo fino a Bangokok e altre dieci fino a Sydney. col culo spiaccicato al sedile, alla 5 ora di volo ho perso la sensibilita' dell'osso sacro. alla sesta ora, mi sono addormentata. dopo mezz'ora ho perso la sensibilita' del braccio sinistro. e cosi via fino a sydney. in pratica quando sono arrivata mi circolava il sangue sono nel busto.
Inoltre da Milano a Bangkok ero seduta vicino a due sessantenni con panataloni giallo limone e camicie hawaiane che andavano chiaramentea fare del turismo sessuale in Thailandia. Fantastico.
unica nota positiva del viaggio: la vasta scelta di film e le hostess in sari (sempre che l'abito tipo tailandese si chiami cosi) che ti facevano l'inchino a mani giunte quando scendevi dall'aereo.grande senso di onnipotenza.

per ora a Sydney sto in un ostello molto figo in centro tutto di ggggiovani backpackers.
divido la stanza con tre ragazze olandesi bruttissime e piuttosto puzzone e un ragazzo inglese carino che si chiama Russel.
Ovviamente con Russel, essendo carino, ho esordito con una sonora figura di cazzo.
Mi danno le chiavi, io convinta - me misera illusa- di avere una stanza singola apro la porta con convinzione e c'era Russel in mutande che si era appena fatto una doccia.
lo guardo.
dico educatamente Salve!
Lui non capisce.
Richiudo la porta.
Mi inchino al pubblico di questa candid camera ottimamente riuscita.
Shit, direbbe un inglese.

domani vi aggiornero sull'inutilita' del corso di orientation che ho fatto ieri e su quella del corso per avere l'Rsa certificate. indispensabile per trovare lavoro come cameriera nei locali o ristoranti in cui servono alcolici.
vi faccio immaginre l'ilarita' della situazione dicendovi che Rsa sta per Responsible Alcohol Service, e rammentatovi che chi scrive e' la stessa persona che sabato sera scorso rovinava ubriaca come un tricheco giu' dalla discesa per i Murazzi.
Ma ora ho il certificato Rsa e sono una persona matura e responsabile.
si'.
certo.


chee mates!!

domenica 30 settembre 2007

Betta's party e Betta's ringraziamenti


Con la premessa che sto scrivendo reduce da una giornata in cui obiettivamente non ho fatto altro che mangiare con parenti, che ho dormito credo cinque ore a dir tanto, e ho ancora un notevole cerchio alla testa a cui ormai mi sono abituata, devo assolutamente dedicare un post alla serata di ieri sera e fare i legittimi ringraziamenti agli intervenuti.
Introduzione per i non presenti: ieri si è festeggiato la mia partenza per Sydney. Sì, esatto, tutti felici e presi bene perché me ne vado a navigare in altre acque.
In effetti la reazione di Umbi alla notizia della festa, potrebbe farmi sorgere qualche dubbio sulla qualità delle mie amicizie (“Minchia Betta, non solo ti levi dalle balle, ma offri pure da bbbere…certo che vengo!), fattostà che ogni scusa è buona per festeggiare ed era un’ottima occasione per riuscire a salutare tutti i miei amici prima della partenza.
indi per cui andando in assoluto e rigoroso ordine casuale ringrazio

Robi. Per il suo cesto di sopravvivenza. Ricordiamo il suo contenuto
1. cioccolatini Lindor. In effetti indispensabili
2. Calze pelose nel caso avessi freddo ai piedozzi
3. cd da ascoltare in aereo
4. crema per i momenti migliori: shampoo al ginseng
5. crema per i momenti peggiori: crema per i piedi
6. crema che disinfetta le mani prima di mangiare: nel caso in cui non ci fosse l’acqua laggiù
7. pacco di sigarette più accendino in tinta visto che in Oz costano appena 7 euro al pacchetto
8. pacco da tre preservativi, e me li devo far bastare
9. completino intimo e perizomi vari. Che di mutande c’è sempre bisogno.

Marti Cacioppo. Per il volume della sua voce quando è ubriaca.

Ely e Naty: per essere sempre degne compagne di serate, per il regalo portafortuna,ma soprattutto per avermi prontamente fotografata mentre cadevo per terra (grazie).

Umbi: per la perla di saggezza di cui vi ho già parlato.

Piegoh: per il brindisi di Champagne dietro alla mia macchina. Che forse potevo anche evitarmi, viste le quantità di alcool già in circolazione nel mio corpo.

Pietro: per essere riuscito a fare un saltino ino ino ino e per essere stato l’unico ad avermi visto sobria.

Pupo: perché ogni tanto spuntava e mi diceva “Amove Amove, sei bellissima staseva”

Richi. Che non c’era perché è a fare il figo a Boston ma ringraziamo anche lui.


Yacchins: Perché riusciva sempre a beccare la cannuccia otturata nelle caraffe.

None. Per l’appunto per le caraffe. E per la parrucca

Monta: che è arrivato e mi ha fatto tanti auguri di buon compleanno. (????)


Tutti gli altri amicici, che non riesco a elencare a causa del mio nuovo amico Cerchio alla Testa.

Ora me ne vado a nanna, che domani mi attende la terribile M. C. V. : Missione Chiusura Valigia.

Grazie di cuore a tutti!

lunedì 3 settembre 2007

Partenze, fobie e paracanguri


E’ quasi ufficiale….Sydney è in arrivo.
Domani pago la dannata agenzia che mi organizza il primo mese lì.
Poi mi do alla disperata ricerca del volo sperando di trovare ancora qualcosa ad un prezzo per lo meno accettabile.
In tutto questo non mi rendo ancora conto che tra poco meno di un mese sarò da sola dall’altro capo del mondo.
Sono eccitatissima all’idea, anche perché settembre è stato il mese della nostalgia della fine estate, dell’abbronzatura che se ne va, dell’inizio delle scuole o degli esami….per me sarà tutto destinato a definire in tutto e per tutto il viaggio!
Ammetto tuttavia di cominiciare ad avere un leggero…come dire….cagotto, pensando ad un viaggio allo sbaraglio!
Le mie maggiori paure relative alla mia permanenza nella terra dei canguri sono le seguenti.

1. squali.
Sì sono scema, ma io non ho fobie a parte quella degli squali. Anche se sono as Albissola sul pedalò, se non vedo il fondo dell’acqua, mi prendono dei leggeri attacchi di panico, causati da una visione prematura dello Squalo di Spielberg.
Nei miei momenti di cazzeggio più assoluto mi sono informata su internet sull’effettiva presenza di simpatici pescetti nel Pacifico, e ho appurato che non si tratta solo di una leggenda metropolitana!
Se avete paura degli squali, ma siete fermamente convinti a darvi al surf sulla Gold Coast, non provate a inserire le parole “squalo” e “Australia” su Google…vi verrà voglia di dedicarvi all’alpinismo, alle bocce e alla pinnacola!

2. Smarrimento dei bagagli a Kuala Lumpur.
O ad Hong Kong. O a Singapore.
Odio il momento del ritiro bagagli all’aereoporto. In tanti anni di voli non mi è mai successo di perderli, ma il karmah mi punirà e li perderò in uno dei tre aeroporti asiatici più grandi al mondo durante lo scalo per Sydney. E un simpatico Malesiano (si chiamano così?) intercetterà il mio enorme trolley, e se lo inculerà, e io perderò tutti i miei averi.

3. Ragni
Avevo detto che la mia unica fobia erano gli squali?
Ehm.
Come dire.
Neanche i ragni mi sono particolarmente simpatici.
Un consiglio ricorrente che trovo su tutti i siti di gente che ha fatto tour dell’Australia è di non lasciare le scarpe fuori dalla porta, se si possiede un giardino, perché i ragni trovano i mocassini delle splendide e accoglienti casette. E in Australia vivono i ragni più velenosi del mondo.
My god!

4. tronare un canguro sulla statale.
Potrei morire. Povero simpatico cangurino adorato di 200 kg che si piazza sulla strada di notte e guarda i fari e SBAMMMM…investito.
Sembra il brutto sogno di qualcuno con una fervida fantasia, ma purtroppo capita sovente di investire i canguri in Australia. Pare che non siano particolarmente amati dalla gente di lì, e che le strade non siano fornite di guardreil, ma che le auto siano dotati di “paracanguri”, in modo da non sfasciare completamente il cofano della macchina in seguito a un incontro ravvicinato con una bestiolina che può raggiungere i 2 metri di altezza.

A parte questo, credo proprio che non avrò problemi di nessun tipo: sarà tutto una festa continua, un viaggio all’avventura, orari scombinati, bevute, un fare surf (perché alla fine lo farò) e –se possibile- un farmi pure i surfisti. Inoltre dopo essere sopravvissuta ad una colluttazione con un taxista ungherese di 130 chili che voleva fotterci i soldi penso di essere pronta a tutto.Ma questa è un’altra storia a cui dedicherò a breve un post.

Per il resto…stay tuned!

mercoledì 22 agosto 2007

Back to reality (scene di ordinaria follia)




Provate voi a immaginare quanto possa essere traumatico tornare da 10 giorni di delirio continuo allo Sziget e ritrovarsi in una Torino deserta (primo agosto a casa…aaargh!). Amici ancora in vacanza, locali semi-vuoti e, per concludere in bellezza, tempo semi autunnale.
Tre buoni motivi per evitare di avventurarsi nella vita notturna torinese almeno fino ai primi di settembre, quando lentamente si tornerà alla normalità.
Tuttavia sabato sera, reduce da 9 ore di viaggio,a causa un simpatico ritardo del volo, e con poche ore di sonno sulle spalle, il compleanno del Pasti e i relativi festeggiamenti ci hanno portato prima a Colonia Sonora e poi –brividi- ai Murazzi.
A 48 dallo Sziget tre cose mi hanno davvero stupita della fauna che popolava questi luoghi.

Anzitutto, come già preannunciato, la tristezza è notevolmente salita ale stelle a causa della generale scarsità di persone per metro quadrato: dopo le 47.000 anime accampate una vicina all’altra, la calca per i viali dell’isola, il marasma dei concerti, vedere piste semi-vuote ha scatenato in tutti noi ex-szigetiani un folle desiderio di prendere il primo aereo per Budapest e attendere ai cancelli il prossimo festival.

In secondo luogo, l’altissima percentuale di tamarri presenti ovunque.
Scusate per il palese snobbismo che trapela da queste frasi, ma 10 giorni senza Baci&Abbracci, D&G e compagnia bella, si sono rivelate più piacevoli del previsto. Questo perché la loro mancanza è stata prontamente sostituita da una gran quantità di dread lunghi a metà schiena (che causavano costanti innamoramenti della sottoscritta) , giocalatori di bolas, contact e via dicendo, e da una generale scarsa cura per l’aspetto fisico, dettata per lo più dai servizi igienici discutibili e dal diluvio che ci ha colpiti per 3 giorni, rendendo impossibile recarsi in alcun luogo senza sporcarsi irrimediabilmente di fango.

Ma la cosa più strana dopo una settimana di Sziget è essere circondata unicamente da gente definibile ‘normale’.
Premetto di sapere che la normalità ha dei limiti molto elastici e può essere anche soggettiva,tuttavia per le strade dell’isola si aggiravano personaggi che chiunque non si sarebbe trattenuto dal definire ‘pazzi’…pazzi personaggi su cui fremo dal fare una carrellata.

Innanzitutto‘l’uomo maiale’.
Costui non è mai identificato di persona, ma era sempre facilmente riconoscibile nella folla in quanto non si muoveva senza un dettaglio fondamentale del suo look.
…un bastone di legno con sopra un enorme testa di maiale di peluche al cui collo era legata la bandiera della Grecia!

Porrei sul podio a pari merito con l’uomo-maiale, l’uomo-cocomero. Costui vagava disinvolto riparandosi dalla pioggia con un copricapo, anzi un vero e proprio caschetto, ricavato dalla buccia di un’anguria!

Poi c’erano una vasta scelta di uomini ‘en travesti’….dal signorino che per variare il look per una serata sfoggiava un vestitino leopardato (non curandosi però degli altri dettagli…come procurarsi un seno o nascondere il vello sul petto), a chi si limitava a parrucche fosforescenti o chi voleva proprio esagerare e andava a ballare post-concerto esibendo il vestito di Biancaneve della Walt Disney.

Meno esagerati, ma ugualmente esilaranti erano coloro che cercavano di sdrammatizzare la condizione poco vivibile causata dalla pioggia.
Ed ecco che i viali si popolavano di pescatori nelle pozzanghere (che arrangiavano canne da pesca utilizzando spago, bastone di legno e peperoni come esche) e lottatori di sumo nelle montagne di fango ammassato per liberare lo spiazzo di fronte al main stage.

Ovviamente non mancavano una vasta quantità di fusoni, che immagino già da sani sfiorassero la follia e da ubriachi ancora di più!
con alcuni di questi io e Naty abbiamo addirittura potuto approfondire la conoscenza durante i tragitti che ci separavano dal locale di musica drum n bass che abbiamo frequentato per tutta la settimana (il Mukka coka…detto anche Mukka Wakka, Cokka Mukka, Mamma Vakka) e la nostra tenda dall’altra parte dell’isola, sostenendo dialoghi in inglese alle prime luci dell’alba a dir poco esilaranti, che paragonerei a quelli che potrebbero unire due scemi del villaggio.

Tuttavia, nonostante la strana sensazione di essere fin troppo normali in mezzo a quel marasma di gente stranissima, ho passato una settimana indescrivibilmente bella, sentendomi, negli ultimi giorni, quasi a casa in quel posto…forse perché, come dice Samuel Beckett, nasciamo tutti pazzi, ma solo alcuni lo restano!