mercoledì 22 agosto 2007

Back to reality (scene di ordinaria follia)




Provate voi a immaginare quanto possa essere traumatico tornare da 10 giorni di delirio continuo allo Sziget e ritrovarsi in una Torino deserta (primo agosto a casa…aaargh!). Amici ancora in vacanza, locali semi-vuoti e, per concludere in bellezza, tempo semi autunnale.
Tre buoni motivi per evitare di avventurarsi nella vita notturna torinese almeno fino ai primi di settembre, quando lentamente si tornerà alla normalità.
Tuttavia sabato sera, reduce da 9 ore di viaggio,a causa un simpatico ritardo del volo, e con poche ore di sonno sulle spalle, il compleanno del Pasti e i relativi festeggiamenti ci hanno portato prima a Colonia Sonora e poi –brividi- ai Murazzi.
A 48 dallo Sziget tre cose mi hanno davvero stupita della fauna che popolava questi luoghi.

Anzitutto, come già preannunciato, la tristezza è notevolmente salita ale stelle a causa della generale scarsità di persone per metro quadrato: dopo le 47.000 anime accampate una vicina all’altra, la calca per i viali dell’isola, il marasma dei concerti, vedere piste semi-vuote ha scatenato in tutti noi ex-szigetiani un folle desiderio di prendere il primo aereo per Budapest e attendere ai cancelli il prossimo festival.

In secondo luogo, l’altissima percentuale di tamarri presenti ovunque.
Scusate per il palese snobbismo che trapela da queste frasi, ma 10 giorni senza Baci&Abbracci, D&G e compagnia bella, si sono rivelate più piacevoli del previsto. Questo perché la loro mancanza è stata prontamente sostituita da una gran quantità di dread lunghi a metà schiena (che causavano costanti innamoramenti della sottoscritta) , giocalatori di bolas, contact e via dicendo, e da una generale scarsa cura per l’aspetto fisico, dettata per lo più dai servizi igienici discutibili e dal diluvio che ci ha colpiti per 3 giorni, rendendo impossibile recarsi in alcun luogo senza sporcarsi irrimediabilmente di fango.

Ma la cosa più strana dopo una settimana di Sziget è essere circondata unicamente da gente definibile ‘normale’.
Premetto di sapere che la normalità ha dei limiti molto elastici e può essere anche soggettiva,tuttavia per le strade dell’isola si aggiravano personaggi che chiunque non si sarebbe trattenuto dal definire ‘pazzi’…pazzi personaggi su cui fremo dal fare una carrellata.

Innanzitutto‘l’uomo maiale’.
Costui non è mai identificato di persona, ma era sempre facilmente riconoscibile nella folla in quanto non si muoveva senza un dettaglio fondamentale del suo look.
…un bastone di legno con sopra un enorme testa di maiale di peluche al cui collo era legata la bandiera della Grecia!

Porrei sul podio a pari merito con l’uomo-maiale, l’uomo-cocomero. Costui vagava disinvolto riparandosi dalla pioggia con un copricapo, anzi un vero e proprio caschetto, ricavato dalla buccia di un’anguria!

Poi c’erano una vasta scelta di uomini ‘en travesti’….dal signorino che per variare il look per una serata sfoggiava un vestitino leopardato (non curandosi però degli altri dettagli…come procurarsi un seno o nascondere il vello sul petto), a chi si limitava a parrucche fosforescenti o chi voleva proprio esagerare e andava a ballare post-concerto esibendo il vestito di Biancaneve della Walt Disney.

Meno esagerati, ma ugualmente esilaranti erano coloro che cercavano di sdrammatizzare la condizione poco vivibile causata dalla pioggia.
Ed ecco che i viali si popolavano di pescatori nelle pozzanghere (che arrangiavano canne da pesca utilizzando spago, bastone di legno e peperoni come esche) e lottatori di sumo nelle montagne di fango ammassato per liberare lo spiazzo di fronte al main stage.

Ovviamente non mancavano una vasta quantità di fusoni, che immagino già da sani sfiorassero la follia e da ubriachi ancora di più!
con alcuni di questi io e Naty abbiamo addirittura potuto approfondire la conoscenza durante i tragitti che ci separavano dal locale di musica drum n bass che abbiamo frequentato per tutta la settimana (il Mukka coka…detto anche Mukka Wakka, Cokka Mukka, Mamma Vakka) e la nostra tenda dall’altra parte dell’isola, sostenendo dialoghi in inglese alle prime luci dell’alba a dir poco esilaranti, che paragonerei a quelli che potrebbero unire due scemi del villaggio.

Tuttavia, nonostante la strana sensazione di essere fin troppo normali in mezzo a quel marasma di gente stranissima, ho passato una settimana indescrivibilmente bella, sentendomi, negli ultimi giorni, quasi a casa in quel posto…forse perché, come dice Samuel Beckett, nasciamo tutti pazzi, ma solo alcuni lo restano!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

...non vi siete divertite...NONONO!!
cucciolina...ank io ho avuto lo stesso triste effetto nel tornare in qsta citta' desolata...uff.e stasera...s torna a lavora'!
PORCA PUTENGA!

bacio stellina...vediamoci presto!!

impy

Anonimo ha detto...

tra maiali e cocomeri mi è venuta una gran voglia di sbarcare allo Sziget il prossimo anno :-)

DeiD

Anonimo ha detto...

E invece dal punto di vista musicale?Fai una piccola recensioncina...CHi hai visto di loro?
!!!
Babylon Circus
Chris Cornell
Eagles Of Death Metal
Faithless
Gentleman
Gogol Bordello
Juliette And The Licks
Kaizers Orchestra
Laurent Garnier
Madness
Mando Diao
Manu Chao
Nine Inch Nails
Pink
Razorlight
Sinead O' Connor
Sportfreunde Stiller
The Chemical Brothers
The Good, The Bad & The Queen
The Hives
The Killers
The Rakes
Tool