Più conosco l’inglese, più mi rendo conto che è una lingua che mi piace. E’ una lingua alla mano, accessibile a tutti e, se non fossimo pigri italiani, tutti, dal primo all’ultimo, riusciremmo a spiccicarne almeno qualche parola: basterebbe smettere di doppiare i film.
D’accordo, abbiamo i migliori doppiatori del mondo, e non è un luogo comune, ma godersi un film sentendo la vera voce di Dustin Hoffman o quella di Woody Allen (per quanto quest’ultima sia incredibilmente simile a quella del doppiatore) è,almeno per me, tutta un’altra soddisfazione. Senza calcolare l’automatico apprendimento di almeno qualche parola della lingua che saremmo costretti ad ascoltare.
In più talvolta le traduzioni sono assolutamente forzate e rischiose: come la traduzione delle canzoni dei musical, che stravolgono completamente il testo originale (in My fair Lady, Eliza canta “La rana in Spagna gracida in campagna”, nella versione inglese “The rain in Spain stay mainly in the plain”!!)
Ma l’inglese non mi piace solo per la banalità della sua grammatica e la facilità con cui può essere assimilata, ma anche e soprattutto per la semplicità del suo lessico che porta a superare senza difficoltà problemi di ordine pratico.
Esempio: Quanti termini abbiamo in italiano per definire la persona con cui usciamo e a cui siamo sentimentalmente legati?Troppi, il che genera sempre non poche confusioni, soprattutto nelle menti delle fanciulle paranoiche.
Usare ‘fidanzato’ è spesso e volentieri troppo impegnativo, e, almeno la sottoscritta si è sempre trattenuta dall’utilizzarlo, in quanto collego immediatamente la parola a trine, merletti e romanticismo ‘800esco.
‘Amante’ decisamente troppo sbilanciato verso il sesso, e poco appropriato nel 95% dei casi. ‘Compagno’ suona a dir poco ridicolo e comunisteggiante. ‘partner’ mi sa più di aziendale, ‘amico’ …bhè lasciamo stare…”Lui è Giangiacomo il mio (*plin *plin) amico”. Ovvio che alla fine si parla di ‘ragazzi’ e ‘ragazze’ : termine adatto a chi ragazzo effettivamente è, ma trovo assai patetico che amici dei miei genitori, che di giovanile hanno ben poco, si riferiscano ancora al/lla proprio/a ragazzo/a!
In inglese invece è tutto più facile. Due possibilità:
-Engaged: nel caso in cui ci sia effettivamente una proposta di matrimonio di mezzo
-Boyfriend/girlfriend: in tutti gli altri casi
Fine dei problemi!
Oppure: il grande dilemma di quando si deve dire ‘ti voglio bene’ e quando si può azzardare un ‘ti amo’.
Quando si vuole bene e quando si ama?
Non è una domanda da poco, stabilire il limite tra affetto e amore.
Gli anglofoni fanno prima: non se la pongono!
Dicono a tutti I love you ..e fine!
Molto più comodo, si dice I love you alla zia Pina, e si dice I love you al fidanzato: pochi dubbi amletici!
Vorrei inoltre spezzare una lancia a favore della parola che considero più simpatica di tutto il dizionario inglese: jellyfish!
Se facciamo la traduzione letterale di jellyfish, viene fuori pesce (fish) di gelatina (jelly)!
E qui partono non poche fantasie per immaginarsi quale animale della barriera corallina sarà mai così carino da meritarsi un nome tanto simpatico: non lasciatavi andare viaggi dell’immaginazione, la dura realtà è un’altra.
Il jellyfish altro non è che la medusa!
Ebbene sì. L’antipatico e urticante abitante del mare, in inglese ha un nome assolutamente fantastico.
Ma l’inglese si sa che ha questa capacità di rendere fighe le parole, anche se molto spesso questa nostra convinzione nasce dal fatto che non conosciamo assolutamente una cippa della suddetta lingua ( e si torna al punto di partenza!)
Vagando per il web ho infatti trovato un elenco di traduzioni di nomi inglesi che vi riporto:
Naomi Campbell, la Venere nera, in Italia non sarebbe altro che Naomi Campocampana.
William Shakespeare se avesse avuto la sfiga di essere nato a Verona, dove ha ambientato la sua tragedia più famosa, si sarebbe chiamato Guglielmo Scuotisospiri.
David Backham non avrebbe uno stuolo di fans così compatto se giocasse nella nazionale italiana e si chiamasse Davide Vascaprosciutto.
Né Freddy Mercury sarebbe andato lontano se fosse stato registrato all’anagrafe come Federicuzzo Mercurio.
Non so se le traduzioni siano effettivamente esatte, ma sfido chiunque a non sentirsi un idiota ascoltando una canzone di Damiano Riso (Damien Rice) o di Nello Giovane (Neil Young) o affittando un film di Tommaso Crociera (Tom Cruise)!
Ma soprattutto, ne approfitto per ricordare a tutti che la nazione più potente del mondo, e gran parte della politica internazionale è nelle mani di un individuo che porta il nome di Giorgio Camminatore Cespuglio!!
E con questo concludo, e invito tutti alla riflessione!
Baci
betta
D’accordo, abbiamo i migliori doppiatori del mondo, e non è un luogo comune, ma godersi un film sentendo la vera voce di Dustin Hoffman o quella di Woody Allen (per quanto quest’ultima sia incredibilmente simile a quella del doppiatore) è,almeno per me, tutta un’altra soddisfazione. Senza calcolare l’automatico apprendimento di almeno qualche parola della lingua che saremmo costretti ad ascoltare.
In più talvolta le traduzioni sono assolutamente forzate e rischiose: come la traduzione delle canzoni dei musical, che stravolgono completamente il testo originale (in My fair Lady, Eliza canta “La rana in Spagna gracida in campagna”, nella versione inglese “The rain in Spain stay mainly in the plain”!!)
Ma l’inglese non mi piace solo per la banalità della sua grammatica e la facilità con cui può essere assimilata, ma anche e soprattutto per la semplicità del suo lessico che porta a superare senza difficoltà problemi di ordine pratico.
Esempio: Quanti termini abbiamo in italiano per definire la persona con cui usciamo e a cui siamo sentimentalmente legati?Troppi, il che genera sempre non poche confusioni, soprattutto nelle menti delle fanciulle paranoiche.
Usare ‘fidanzato’ è spesso e volentieri troppo impegnativo, e, almeno la sottoscritta si è sempre trattenuta dall’utilizzarlo, in quanto collego immediatamente la parola a trine, merletti e romanticismo ‘800esco.
‘Amante’ decisamente troppo sbilanciato verso il sesso, e poco appropriato nel 95% dei casi. ‘Compagno’ suona a dir poco ridicolo e comunisteggiante. ‘partner’ mi sa più di aziendale, ‘amico’ …bhè lasciamo stare…”Lui è Giangiacomo il mio (*plin *plin) amico”. Ovvio che alla fine si parla di ‘ragazzi’ e ‘ragazze’ : termine adatto a chi ragazzo effettivamente è, ma trovo assai patetico che amici dei miei genitori, che di giovanile hanno ben poco, si riferiscano ancora al/lla proprio/a ragazzo/a!
In inglese invece è tutto più facile. Due possibilità:
-Engaged: nel caso in cui ci sia effettivamente una proposta di matrimonio di mezzo
-Boyfriend/girlfriend: in tutti gli altri casi
Fine dei problemi!
Oppure: il grande dilemma di quando si deve dire ‘ti voglio bene’ e quando si può azzardare un ‘ti amo’.
Quando si vuole bene e quando si ama?
Non è una domanda da poco, stabilire il limite tra affetto e amore.
Gli anglofoni fanno prima: non se la pongono!
Dicono a tutti I love you ..e fine!
Molto più comodo, si dice I love you alla zia Pina, e si dice I love you al fidanzato: pochi dubbi amletici!
Vorrei inoltre spezzare una lancia a favore della parola che considero più simpatica di tutto il dizionario inglese: jellyfish!
Se facciamo la traduzione letterale di jellyfish, viene fuori pesce (fish) di gelatina (jelly)!
E qui partono non poche fantasie per immaginarsi quale animale della barriera corallina sarà mai così carino da meritarsi un nome tanto simpatico: non lasciatavi andare viaggi dell’immaginazione, la dura realtà è un’altra.
Il jellyfish altro non è che la medusa!
Ebbene sì. L’antipatico e urticante abitante del mare, in inglese ha un nome assolutamente fantastico.
Ma l’inglese si sa che ha questa capacità di rendere fighe le parole, anche se molto spesso questa nostra convinzione nasce dal fatto che non conosciamo assolutamente una cippa della suddetta lingua ( e si torna al punto di partenza!)
Vagando per il web ho infatti trovato un elenco di traduzioni di nomi inglesi che vi riporto:
Naomi Campbell, la Venere nera, in Italia non sarebbe altro che Naomi Campocampana.
William Shakespeare se avesse avuto la sfiga di essere nato a Verona, dove ha ambientato la sua tragedia più famosa, si sarebbe chiamato Guglielmo Scuotisospiri.
David Backham non avrebbe uno stuolo di fans così compatto se giocasse nella nazionale italiana e si chiamasse Davide Vascaprosciutto.
Né Freddy Mercury sarebbe andato lontano se fosse stato registrato all’anagrafe come Federicuzzo Mercurio.
Non so se le traduzioni siano effettivamente esatte, ma sfido chiunque a non sentirsi un idiota ascoltando una canzone di Damiano Riso (Damien Rice) o di Nello Giovane (Neil Young) o affittando un film di Tommaso Crociera (Tom Cruise)!
Ma soprattutto, ne approfitto per ricordare a tutti che la nazione più potente del mondo, e gran parte della politica internazionale è nelle mani di un individuo che porta il nome di Giorgio Camminatore Cespuglio!!
E con questo concludo, e invito tutti alla riflessione!
Baci
betta


